La violenza sulle donne riguarda anche te e inizia dalla comunicazione

Di violenza sulle donne si parla sempre più spesso (e spesso a sproposito).

Si tratta di un tema delicato e pur tuttavia spesso trattato senza competenza, delicatezza o semplice sensibilità. Ultimamente poi, il web scalpita di opinionismi da bar su temi complessi come quello della molestia sessuale.

Parallelamente  viene portato avanti un momento più sano, che si interroga e si chiede quali siano i presupposti su cui la violenza, in senso più ampio, si genera e si sviluppa. A me piacerebbe stare da questo lato.

Il tema è molto complesso e non si risolve certamente qui, ma voglio sfruttare questa giornata per dirti cosa ne penso.

LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA

Marshall Rosenberg già negli anni ’60 aveva una teoria a proposito della genesi della violenza, che lo portò a dedicare la vita e la carriera allo studio della comunicazione non violenta.

La comunicazione nonviolenta si basa sull’idea che tutti gli esseri umani abbiano la capacità di compassione e ricorrano alla violenza o a un comportamento che danneggia gli altri quando non riconoscono le strategie più efficaci per soddisfare i propri bisogni. Le abitudini di pensare e di parlare che portano all’uso della violenza (psicologica e fisica) sono apprese attraverso la cultura. (Fonte)

E proprio sull’onda di questo, viene quasi automatico pensare al fenomeno del mansplaining, come forma di comunicazione violenta nei confronti della donna. Per quale motivo? Perché parte da un presupposto di superiorità di colui che sta interrompendo l’interlocutore. Se non ne sai molto ecco qui un approfondimento completo del termine.

Questo è solo un esempio di come la comunicazione può essere utilizzata in modo non etico e per generare violenza sull’altro/a.

A questo punto, di solito, alcuni uomini potrebbero mettersi sulla difensiva e sentirsi accusati. Se sta accadendo, non è questo l’obiettivo.

Quello che mi preme invece raccontare è come la violenza sia qualcosa che riguarda tutti e sia generata da tutti come forma di frustrazione alla mancata soddisfazione di un proprio bisogno.

In un dibattito potrebbe essere che io voglio avere ragione, tu mi stai dando filo da torcere, e quindi attuo una strategia simile a quella del mansplaining (senza essere uomo).

Qual è il vero bisogno? Probabilmente di essere vista, considerata e di sentirmi apprezzata.

In un appuntamento, le cose non vanno come lui aveva programmato e quindi inizierà a parlare male di lei, a schernirla e a insultarla con gli amici, o a mettere voci false in giro.

Qual è il suo vero bisogno? Probabilmente di autostima, di amore mancato e di appartenenza sociale.

Occorre fare i conti con le nostre carenze e sapere che laddove vi è una carenza che non riusciamo a colmare in modo sano c’è il rischio che si generi comunicazione violenta. 

Quindi, il problema della violenza (sulle donne o meno) è un problema che riguarda tutti.

Anzi, è possibile dire che il problema sei (anche) tu, uomo o donna che tu sia.

Sì perché la violenza viene messa in atto anche dalle donne verso altre donne, non solo dagli uomini.

COME SI VIVE IN MODO NON VIOLENTO? PARTI DALLA TUA COMUNICAZIONE

La non violenza è un vero e proprio modo di vivere, di pensare e di agire. Ti aiuta a diventare consapevole che ogni giudizio è l’espressione tragica di un bisogno e che agire in modo non violento significa ricercare costantemente la qualità nella relazione.

Come avviene questo? Attraverso 4 semplici regole (+1) :

  1. Osserva in modo neutro ciò che accade.
  2. Chiediti come ti senti e quali sono i tuoi sentimenti quando qualcosa accade o viene detto.
  3. Analizza quali sono i reali bisogni che danno vita a questi sentimenti.
  4. Chiedi quello che desideri per realizzare ciò che è importante per te.
  5. Leggi Marshall Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione nonviolenta e allenati.

In ogni fase è importante assumersi la responsabilità di quello che si prova e si vuole, lasciando la libertà all’altro di non essere d’accordo o di non volere quello che vuoi tu.

Questa per me è una risposta concreta alla domanda: come posso prendere parte al movimento di tutela della donna?

Ognuno di noi è in grado di aumentare il livello di violenza nella società o diminuirlo. Molto di questo ha a che fare con la nostra comunicazione. Decidere di farlo significa tutelare la donna, l’individuo e l’intera umanità. 

Valentina Rossetti

Mi chiamo Valentina Rossetti e mi piace definirmi una strategy coach. I social media e la crescita personale sono la mia quotidianità. La musica e la fotografia digitale le passioni che coltivo.

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