La comunicazione oltre il newsfeed: il tuo mantra per il futuro

Il recente test dei newsfeed separati ad opera di Facebook ha lasciato tutti nel panico generale. In alcuni paesi è stata infatti testata una versione della piattaforma caratterizzata dalla presenza di due newsfeed distinti: uno dedicato ai contenuti dei propri amici (visibile di default) e un secondo, con accesso mediante la colonna menù a lato, riservato agli aggiornamenti delle fanpage. Questo risultato ha portato a un ipotetico scenario di calo totale della visibilità organica (che comunque ora di attesa intorno al 2%). Nonostante le dichiarazioni del social network di non voler procedere con un tipo di aggiornamento simile, è palese come M.Z.  trovi ciclicamente nuove ingegnosità per farci pagare l’affitto dello spazio virtuale: cedendo dati (se sei utente), attraverso advertising (se sei un brand, creator, publisher etc.).

Potrebbe quindi essere utile dare il via a una importante ristrutturazione del pensiero al fine di ottimizzare (ed eventualmente modificare) la propria strategia di comunicazione. In che modo? Va da sé che ogni caso è (spesso) diverso. E se i grandi brand si pongono minor problemi, attuando lotte di prezzo e strategie per accaparrarsi lo spazio migliore, per i piccoli la faccenda si fa un po’ diversa.

Avevamo detto che Facebook era il centro? Lo rimane, ed è anche utile pensare a nuove soluzioni che ci aiutino a mantenere la rotta nonostante i cambiamenti.

Ecco tre degli spunti “evolutivi” su cui ho riflettuto e che voglio condividere con te.

UN PALINSESTO SEMPRE PIÚ TATTICO

Il concetto originario di PED (o piano editoriale) parte dal match di obiettivi, valori di marca e caratteristiche del target per poi concretizzarsi in contenuti specifici. L’obiettivo di ciascun contenuto (awareness, engagement, lead etc.) viene infine sostanziato dalla scelta della sponsorizzazione più adeguata.

Immagina invece di ribaltare il ragionamento. Il punto di partenza sarà sempre l’incrocio di obiettivi, valori e target, ma il passo successivo non sarà lo sviluppo della creatività bensì l’identificazione dei formati media più adeguati per raggiungere i diversi obiettivi. Così la creatività sviluppata sarà già pensata per aderire ai formati scelti in fase di strategia. E in questo senso il media diventa parte integrante della strategia iniziale così come nella definizione della strategia editoriale.

(Nessun creativo morirà per questo, sarà una “nuova sfida, molto challenging” come si dice nell’advertising post contemporaneo)

DIVERSIFICAZIONE DI CANALE VARIA E SPERIMENTALE

Ora più che mai occorre chiedersi nuovamente: dove transita il mio target quando è online? Siamo certi che sia solo sul newsfeed di Facebook?

La risposta è certamente no. Siamo animali digitali in continuo spostamento. Dal feed di Facebook voliamo su Instagram e atterriamo alla mail o su Whatsapp. Magari ogni tanto torniamo su Snapchat per vedere quei bellissimi filtri che Instagram non riuscirà mai a riproporre o per giocare con Bitmoji. Aspettiamo il trend che ci faccia di nuovo sussultare e riappropriare delle funzioni originarie del web anche solo per qualche giorno: socializzare (sul serio), divertirci, vedere cose nuove.

Per farti un esempio, oggi ho passato più tempo all’interno di gruppi Facebook rispetto al newsfeed. Hai mai pensato a quanti luoghi virtuali frequentiamo ogni giorno senza farci caso? Prova ad analizzarli immedesimandoti nel tuo target e può darsi che troverai un incrocio inaspettato di vie da percorrere.

EMAIL MARKETING COME STRUMENTO PROPRIETARIO CARDINE

Come scrive Enrica Crivello: «chi non ha ancora un canale di comunicazione “proprietario” deve correre ai ripari: l’ideale è iniziare a raccogliere gli indirizzi email e costruire una mailing list curata e targettizzata. Contare solo sui social media per la propria comunicazione online è sempre stato miope, oggi è diventato cieco.»

Il terzo spunto è proprio figlio di quanto detto sopra. In uno scenario nel quale le piattaforme con cui operiamo cambiano e ci obbligano a compromessi a cui non sempre è detto che si possa o voglia scendere (investimenti media), è buona cosa sviluppare un canale proprio, preferenziale e ipertargetizzabile dove poter coltivare una relazione certamente più “dark”, ma potenzialmente anche più efficace perché fatta su persone (meno), potenzialmente (molto) più interessate a ciò che hai da dire.

Va da sé che tutto questo vale se si tiene sempre a mente la sacra regola d’oro dello storytelling. Senza questo presupposto, qualsiasi strategia rischia di essere vana.

 

In sintesi, se continui a ragionare secondo le medesime logiche di canale rischi la miopia e di seguire una strategia che funziona solo sul breve periodo.

Strategie taylor made, sperimentazione continua e un potente storytelling sono i 3 asset che ti ti invito a tenere presente, come un mantra per tutto il lavoro che andrai a fare nel prossimo futuro.

Valentina Rossetti

Mi chiamo Valentina Rossetti e mi piace definirmi una strategy coach.
I social media e la crescita personale sono la mia quotidianità. La musica e la fotografia digitale le passioni che coltivo.

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